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Zona 7 News

26/3/2011

PROPOSTA DI DELIBERA criteri di manutenzione e miglioramento della qualità del verde pubblico - di Andrea Giorcelli - Consigliere della zona 7 (capogruppo Verdi) @ 19:59:42
Al Consiglio della zona 7 Commissione Verde - Arredo urbano - Affari istituzionali Milano, 21 marzo 2011 PROPOSTA DI DELIBERA Oggetto: criteri di manutenzione e miglioramento della qualità del verde pubblico. Relazione Il verde pubblico di Milano, nonostante i lievi miglioramenti degli ultimi anni grazie agli sforzi e ai risultati raggiunti mediante il servizio globale di manutenzione, soprattutto in termini di costanza e assiduità degli interventi di pulizia e taglio dell’erba, riparazione, sostituzione di alberi e dotazioni, non presenta ancora le caratteristiche di qualità diffusa che tutti i cittadini auspicano e desiderano per la bellezza e vivibilità della loro Milano. Persistono alcuni aspetti, magari anche di minore visibilità, che, se trascurati, potrebbero avere un effetto negativo a lungo termine, seppure spesso difficilmente ricollegabile a essi, e allontanare le nostre aree verdi dal livello cura e attenzione ai dettagli che si osserva in altri paesi europei, anche dal punto di vista paesaggistico. È noto che i problemi piú gravi per le alberature sono, oltre alle potature, il compattamento del terreno che soffoca le radici e i danneggiamenti al colletto delle piante e sui fusti stessi, ferite possono causare con gli anni carie, cavità o marcescenze con un guastamento della struttura del tronco, che non potrà piú sostenere il peso della pianta ormai diventata alta e adulta, facendola cadere. Le principali cause di questo sono le operazioni di manutenzione con l’utilizzo inevitabile di decespugliatori o il passaggio rasente di mezzi meccanici, la strozzatura indotta da pali-tutori e legacci non allontanati dalla pianta a mano a mano ch’essa cresce, il parcheggio di veicoli nelle aree di pertinenza delle piante in assenza di protezione. Molte piante giovani, a causa di periodi di lunga siccità estiva non accompagnati da abbondanti innaffiature di sostegno, presentano i sintomi della carenza d’acqua, come ingiallimenti o afflosciamenti delle foglie e successivi rinsecchimenti dei rami che, partendo dalle parti superiori della chioma giungono in breve tempo a interessarne buona parte, talvolta fino alla totale morte dell’albero. L’albero ne rimane danneggiato perdendo la sua forma naturale (il getto apicale, che guida lo sviluppo in altezza della pianta, muore), e spesso è ridotto a un moncone di tronco che non crescerà mai. Quindi anche le piante che riescono a non morire e a reagire ai danneggiamenti possono essere a rischio. Nelle nuove piantumazioni delle aree verdi che fiancheggiano strade e marciapiedi, parcheggi, vialetti, panchine, aree di gioco e di sosta, un'eccessivo distanziamento dal bordo, limitazione non prescritta ma istintivamente autointrodotta negli ultimi anni, ha avuto come conseguenza quella d'impedire o differire a chissà quando l'ombreggiamento nelle strade, a differenza delle zone semicentrali, alberate in tempi meno recenti, con alberi piantati anche troppo vicino ai bordi ma i cui rami che si protendono donano generosa e fresca ombra e spesso una gradevole copertura "a galleria" delle sedi stradali. Per contro gli operatori perseverano per scarsa preparazione o professionalità nella deleteria leggerezza di piantare alberi a troppo breve, brevissima distanza tra loro e dagli esistenti piú sviluppati, con le chiome quasi a contatto, nonostante vi siano magari ampi spazi vicini rimasti vuoti. Si è potuto appurare che le rigidità nelle sostituzioni, come la pedissequa sostituzione di robinie spontanee e piante residue negli ex-orti abusivi, o l'eccessivamente ridotta distanza tra gli alberi perché piantati esattamente nello stesso posto di quelli preesistenti, deriverebbe dalla troppo rigida applicazione del censimento delle alberature, per cui non sarebbero possibili modifiche, nemmeno se dettate da motivazioni specifiche e ragionate. Un altro fattore negativo può essere rappresentato dalla scelta delle essenze senza tener conto della natura dei suoli e del micro-clima. La presenza di piante disposte senza nessun criterio compositivo per opera di cittadini e di sentieri sterrati spontanei nei tappeti erbosi svilisce alcune aree verdi e ne restituisce un’immagine accomodata e poco curata. Lo scopo non dev’essere l’eliminazione indiscriminata di tutte le piante spontanee, ma un’accurata selezione di quelle che, per disposizione (gruppi monospecifici e a distanze regolari o individui esemplari) o per un certo pregio dell’essenza, possono contribuire al carattere ornamentale delle nuove aree verdi, altrimenti penalizzato dalla disposizione casuale di troppe piante, trapiantando, se le loro dimensioni lo consentono, quelle che, pur avendo un carattere ornamentale, sono state piantate disordinatamente o in posizioni sbagliate (per esempio talmente vicine ad altre piante da render loro difficile la crescita reciproca), infine eliminando solo quelle inadatte, in eccesso o insignificanti. I problemi di manutenzione ordinaria sono di carattere generico e, seppure siano stati osservati nella zona 7, riguardano anche le altre zone (pur con eccezioni e difformità da zona a zona), tanto che si può esprimere una valutazione di qualità, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, ancora insoddisfacente per diversi aspetti (se si eccettuano le aiuole fiorite stagionali in piazze, rotatorie e giardini) e per l'inadempimento di alcune previsioni contrattuali. Si hanno alcune anomalie diffuse e riscontrate a occhio nudo nelle aree verdi pubbliche, rispetto a quanto enunciato nel capitolato d’appalto del contratto per il “Servizio globale per la manutenzione ordinaria programmata delle aree a verde pubblico”, cui si fa di seguito riferimento. Talvolta capita che, operando delle sostituzioni, non solo non ci si attenga alla stessa varietà o cultivar pre-esistente, ma addirittura non si rispetti nemmeno la specie (es. Acer platanoides al posto di Acer pseudoplatanus e viceversa, Quercus robur al posto di Quercus rubra e viceversa, tigli, frassini od olmi di diversa specie nello stesso gruppo o filare…), limitandosi con molta leggerezza a piantumare una pianta dello stesso genere, oppure che i nuovi alberi siano piantati troppo ravvicinati a quelli piú grandi preesistenti. È dimostrato che le potature conducono gli alberi, oltre a perdere il loro portamento naturale con produzione disordinata di rami, a scompensi e squilibri nella struttura di sostegno, sia radicale, sia del fusto, rendendola piú fragile, e aumentano il rischio di malattie e, infine, di morte o caduta dell’albero. Per questo sarebbe opportuno valutare caso per caso quando tali interventi siano necessari e indifferibili, come per esempio quando gli alberi sono troppo a ridosso degli edifici, per eliminare rami secchi o marcescenti, per porre riparo a precedenti potature errate o ai danni del forte vento, e quando invece possano essere evitati perché potenzialmente dannosi. Purtroppo non tutte le potature degli alberi sono eseguite a regola d’arte, risultando molte in netto contrasto rispetto alle indicazioni di cui al Capo D “Prescrizioni tecniche particolari”, art. D/5, lavorazioni 16 e 22, e alla pubblicazione citata nello stesso come riferimento e disponibile presso la Direzione del Settore Parchi e Giardini: “Atti del Seminario La gestione dell’albero in città” del prof. Raimbault. Su molti alberi non è stata eseguita e applicata correttamente la raccomandata tecnica del “taglio di ritorno” (secondo gli attuali criteri di rispetto della fisionomia e del portamento naturale della pianta, come indicati anche, tra gli altri, dalla Scuola Agraria del Parco di Monza, www.monzaflora.it, e dalla Società Italiana di Arboricoltura, www.isaitalia.org), spesso e volentieri procedendo senza lasciare per ogni ramo tagliato un ramo secondario piú corto di proporzioni (minimo 1/3 della sezione) e direzione analoghe al ramo asportato, tagliando in corrispondenza degli internodi, anziché dei nodi (i punti in cui i rami si dividono), rilasciando tanti monconi e moncherini antiestetici e soprattutto dannosi. Anche quando è stato lasciato un ramo di ritorno, questo è stato a sua volta cimato. La sezione di taglio è molte volte superiore ai 5 cm prescritti dal capitolato. Tutto ciò produce uno sviluppo disordinato con getti vigorosi e tra loro concorrenti (detti "scopazzi"), indebolendo la struttura e alterando la fisionomia e la fisiologia dell'albero. Inoltre sovente non si rispetta il collare individuando con precisione il punto in cui tagliare un ramo. I rami bassi che intralciano non vengono tagliati correttamente fino all’inserzione sul tronco, ma tranciati a metà provocandone il rinsecchimento successivo. Ci si chiede poi il motivo di tanto vistose differenze nei criteri di potatura tra una zona e l’altra, quando il principio del “Global service” dovrebbe essere quello di avere una manutenzione di uniforme qualità per tutta la città: si può facilmente osservare come in zona 6 le potature appaiano sostanzialmente corrette e sia stato sempre applicato il taglio di ritorno, mentre per esempio in zona 7 e anche in zona 8, sugli stessi alberi (per sviluppo e specie), ci si trovi di fronte a palesi capitozzature dei rami. Non potendo accettare che quegli alberi siano stati potati cosí «perché una potatura leggera e corretta non è visibile dai cittadini»(!), viene da dire che una potatura che si nota è sempre indice di trascuratezza, in quanto bisognerebbe eliminare eventuali rami anomali o malformati, o che potrebbero dare problemi, appena si manifestano i difetti stessi, intervenendo possibilmente sulle piante giovani, e non quando sono ormai grandi. Per esempio, talvolta succede di veder eliminare intere piante o branche di esse perché eccessivamente inclinate o pericolanti. Per evitare che questo si ripeta in futuro, bisognerebbe raddrizzarle o eliminare le branche codominanti appena si manifestano. Probabilmente se si fosse fatto lo stesso anche in passato tali alberi sarebbero cresciuti correttamente e sarebbero stati risparmiati. Inoltre non ha senso far tagliare rami vivi e sani senza preoccuparsi di far ripulire la chioma dai rami secchi. Un’altra cosa che non si fa mai regolarmente è la recisione dei getti selvatici di colore diverso su piante innestate ad alberello come Prunus cerasifera “Pissardii”, Prunus serrulata “Kanzan”, Acer negundo “Variegatum, Acer platanoides “Crimson King”, Cratægus var., ecc. Si potano a tutta cima invece alberi che non si dovrebbero mai potare o che in ogni caso non n'avrebbero bisogno, per lo sviluppo contenuto, come per esempio betulle, ciliegi, aceri, frassini, faggi e querce. Un verde urbano ricco, bello e gratificante dovrebbe comprendere, oltre a prato e alberi, anche arbusti, cespugli, tappezzanti, erbacee perenni e annuali e quant’altro la cultura del verde (e le esperienze delle città europee) ci possono suggerire e insegnare. Ma anche per quanto riguarda cespugli e arbusti la cura lascia molto a desiderare, fatta in maniera del tutto opposta a quanto previsto dalla lavorazione 12, di cui al Capo D, art. D/5. La zappettatura a ogni intervento non viene mai eseguita e le potature cui vengono sottoposti non è selettiva (taglio dei getti piú vecchi…) e mirata a una maggior produzione di fiori o nuovo fogliame, differenziandola come modalità e tempo d’esecuzione secondo le varie specie: si tratta di affrettate tosature che recidono tutti i getti indifferenziatamente comprimendo la pianta e deprimendone la vitalità. Spesso si vedono gruppi di cespugli (come Spiree, Berberis, ecc.) che, maldestramente ridotti a forme geometriche ovali o sferoidali e reagendo in maniera diversa, assumono varie grandezze sbilanciandosi ed esaurendosi vistosamente. La mancata asportazione delle erbe infestanti in mezzo alle macchie di arbusti e cespugli, insieme al taglio severo cui sempre piú spesso sono sottoposti, porta paradossalmente al risultato che questi deperiscano perché soffocati e soverchiati dalle erbacce rese invece più vigorose dal taglio. Inoltre, a differenza degli alberi, gli arbusti a gruppi e a macchie il piú delle volte non vengono sostituiti quando muoiono, contrariamente a quanto previsto dalla lavorazione 14. Anche molti cespugli e arbusti (come per es. Hibiscus syriacus, Vitex agnus-castus, Lagestrœmia indica), se potati, producono meno fioriture e alla lunga deperiscono a causa del contenimento della crescita e della depressione indotta sulla vegetazione, mentre se lasciate libere di crescere, ove possibile, potrebbero esprimere tutta la loro bellezza e produrre molti piú fiori. Si ritiene pertanto necessario incentrare gli sforzi della manutenzione soprattutto in una cura “albero per albero”, per mantenerli sani e con un aspetto naturale il piú a lungo possibile, e in una migliore cura di arbusti, cespugli e siepi. Delibera In base alle considerazioni della sopra estesa relazione, il Consiglio della Zona 7 chiede all'Assessore all'Arredo, Decoro Urbano e Verde, al Settore Arredo, Verde e Qualità urbana e al Settore Tecnico Arredo Urbano e Verde di rispettare e far rispettare quanto previsto nel contratto di Servizio Globale di manutenzione ordinaria e nei relativi controlli, inoltre raccomanda al Settore Tecnico Arredo Urbano e Verde di voler adottare le allegate “LINEE-GUIDA PER L’APPLICAZIONE E AGGIORNAMENTO DEL CONTRATTO DI MANUTENZIONE ORDINARIA DEL VERDE E RELATIVI CONTROLLI”, nelle lavorazioni e controlli di qualità, tenendoli altresí presenti per la stesura del prossimo contratto; chiede, infine, in caso d’accoglimento di queste linee-guida, di distribuirne ufficialmente l’elenco a tutti i tecnici del Settore Tecnico Arredo Urbano e Verde – Servizio Manutenzione del Verde. LINEE DI INDIRIZZO PER I CRITERI D’APPLICAZIONE E AGGIORNAMENTO DEL CONTRATTO DI MANUTENZIONE ORDINARIA DEL VERDE E RELATIVI CONTROLLI APPLICAZIONE PIANTUMAZIONI 1. Impiego di individui privi di capitozzi o cimature della punta, dalla chioma uniforme, equilibrata, simmetrica, non codominante o “verticillata”, in caso di varietà a portamento piramidale o fastigiato dovranno essere ramificate fin dalla base. 2. Nelle sostituzioni di alberi in gruppi e filari, utilizzo con piú attenzione non solo della stessa specie delle piante rimanenti, ma anche della stessa varietà, cultivar e forma d’allevamento (a ceppaia o a fusto singolo, con ramificazioni fin dal basso o impalcata, ecc…). 3. Eliminazione delle piantumazioni casuali e delle essenze infestanti preesistenti (es. Ailanthus altissima, Prunus serotina, Robinia pseudoacacia, Sambucus nigra…) ove, diffondendosi incontrollatamente, impediscano la percezione di un gradevole disegno del verde e il corretto sviluppo delle altre piante. POTATURE 4. Esecuzione delle potature di alberi, in casi di reale necessità, secondo il criterio del rispetto dell’altezza e del portamento naturali della pianta, nella maniera piú delicata possibile, senza rilascio di monconi, con l’eliminazione completa del ramo o con la tecnica del “taglio di ritorno” in cui il ramo rilasciato dev’essere di proporzioni (minimo 1/3 della sezione) e direzione analoghe al ramo asportato, e rispettando rigorosamente il collare. 5. Potatura selettiva stagionale degli arbusti e dei cespugli scegliendo accuratamente, secondo le diverse specie e varietà, se, quando (vale a dire il momento dell’anno piú adatto, dopo la fioritura) e soprattutto come intervenire. SALVAGUARDIA DEGLI IMPIANTI VEGETALI 6. Durante il periodo estivo, irrigazione delle piante con annaffiature abbondanti — anche eccezionali in aggiunta a quelle ordinarie nei periodi di siccità ostinata — per sostenere cosí l’elevato numero di piante giovani messe a dimora da meno di tre anni e consentire che l’acqua giunga fino alle parti piú alte della chioma. 7. Esecuzione periodica di sarchiature, arieggiature e concimazioni del terreno attorno ad alberi e arbusti e ipotesi di misure di lotta biologica contro alcune malattie delle piante (es. liberazione di coccinelle contro gli afidi). 8. Attenta gestione dei pali-tutori con spostamento dei pali (se disposti a piramide o a ridosso del tronco) e allentamento dei legacci ogni anno e successiva rimozione (indicativamente entro tre anni); l’incastellatura può e deve invece esser mantenuta per un tempo indefinito, una volta rimossi i legacci, a fini di miglior protezione. AGGIORNAMENTO PIANTUMAZIONI 1. Impiego — ove si verifichino ripetute moríe — di diverse essenze che meglio si adattino al terreno presente e al micro-clima. 2. Sostituzione di piante nate spontaneamente o messe a dimora casualmente in passato, al fine d’evitare di perpetuare il disordine, con diverse essenze e raggruppandole in altra posizione. 3. Conformazione preferibilmente di gruppi anziché di filari, a meno che questa disposizione rivesta un significato paesaggistico particolare, e completamento o integrazione di gruppi monospecifici esistenti, anche se in giardini confinanti. 4. Mantenimento di un'efficace funzione d'ombreggiamento svolta dalla vegetazione, evitando eccessivi e non necessari distanziamenti da strade, marciapiedi, parcheggi, vialetti, panchine, aree di gioco e di sosta. 5. Rispetto del sesto d’impianto corretto in relazione alle caratteristiche della specie dell’albero nuovo e di quelli contigui, sia se preesistenti sia se piantati contestualmente. 6. Incremento della presenza di macchie arbustive e cespugli, in particolare da fiore, preferibilmente nei parchi e nei giardini, anziché nel verde d’arredo stradale (spartitraffico, piccole aiuole e simili), dove diventano facilmente ricettacolo di piccoli rifiuti gettati dai veicoli. 7. In luogo delle piante innestate o di natura arbustiva ma allevate ad alberello o albero (es. Prunus cerasifera “Pissardii”, Prunus serrulata “Kanzan”, Crataegus sp., Malus sp., Hibiscus syriacus cv., Acer negundo “Variegatum”, Acer platanoides “Krimson King”, Cercis siliquastrum…), utilizzo delle stesse varietà disponibili nella forma arbustiva, naturale, che non presenta l’antipatico inconveniente della produzione di dannosi getti di colore diverso sotto il punto d’impalcatura o innesto, dei quali si è constatata la difficoltà nel garantire la pronta e costante eliminazione. 8. Sostituzione degli alberi nei filari stradali solo se permanentemente protetti (con archetti di metallo, doppio cordolo…) dai danni provocati dal parcheggio di autoveicoli a ridosso dei fusti e sulle radici. 9. Sostituzione degli alberi che, durante il periodo di garanzia, non siano attecchiti, cioè l’anno successivo non abbiano manifestato la ripresa vegetativa per almeno il 90% della chioma. POTATURE 10. Sempre nei soli casi di necessità, previsione di accurati interventi di potatura di formazione (con particolare riguardo al problema delle pericolose biforcazioni codominanti del fusto) quando gli alberi o le parti delle chiome interessate sono ancora giovani per evitare interventi, pur necessari, su parti adulte che sarebbero forzatamente piú pesanti in termini d’ampiezza della ferita e di quantità di chioma asportata. 11. Mantenimento del portamento naturale con rami bassi evitando il piú possibile di privarne le essenze che tipicamente presentano questa caratteristica (come quasi tutte le conifere, le magnolie, Alnus sp., Carpinus betulus, Liquidambar styraciflua, Pterocarya fraxinifolia…). 12. Potatura degli arbusti e dei cespugli scegliendo accuratamente, secondo le diverse specie e varietà, se, quando (vale a dire il momento dell’anno piú adatto) e sopratutto come intervenire. SALVAGUARDIA DEGLI IMPIANTI VEGETALI 13. Adozione diffusa di accorgimenti tecnici per impedire, durante la manutenzione dei tappeti erbosi, i danneggiamenti della corteccia degli alberi (rivestimento dei fusti in tela di juta o con retina metallica, sarchiatura frequente delle conche d’irrigazione, pacciamatura con corteccia o con teli del terreno circostante…). 14. Previsione di tempestivi interventi di raddrizzatura degli alberi di recente impianto che si siano inclinati per cedimento del terreno o rotazione della zolla. 15. Eliminazione e dissuasione dei sentieri spontanei sterrati nelle aiuole e nei tappeti erbosi.